LA REGGIA DI CASERTA

LA REGGIA DI CASERTA

LATO SUD

<i><font size="1">Fu Carlo di Borbone, re delle due Sicilie , infante di Spagna, duca di Parma e Piacenza, gran principe ereditario di Toscana, a commissionare all’architetto Luigi Vanvitelli, all’epoca impegnato a Roma nella Fabbrica di San Pietro, la costruzione della Reggia di Caserta che doveva essere la più grande e la più straordinaria delle regge europee.</font></i><div><i><font size="1"><br>I lavori, progettati dal Vanvitelli in ogni dettaglio, ebbero inizio con la posa della prima pietra il 20 gennaio del 1752 e procedettero alacremente sino al 1759, anno in cui Carlo di Borbone abdicò in favore del figlio Ferdinando per assumere il trono di Spagna fino ad allora occupato dal fratellastro Ferdinando VI, deceduto appunto nel 1759.&nbsp;</font></i><div><i><font size="1"><br>Dopo la partenza di Carlo i lavori di costruzione della Reggia subirono un notevole rallentamento, tanto che alla morte di Luigi Vanvitelli, nel 1773, erano ancora lungi dall'essere completati.&nbsp;</font></i></div><div><i><font size="1"><br>Carlo Vanvitelli, figlio di Luigi e successivamente altri architetti, che si erano formati alla scuola del Vanvitelli, portarono a compimento l’opera nel secolo successivo, un complesso costituito dal grandioso Palazzo e dallo straordinario Parco caratterizzato da una lunga e rettilinea via d’acqua punteggiata da monumentali fontane che origina dalla grande cascata di Diana e Atteone e termina non lontano dalla facciata del Palazzo che prospetta sui giardini.</font></i></div><div><i><font size="1"><br>Erroneamente la Reggia casertana è stata avvicinata stilisticamente a quella di Versailles.&nbsp;</font></i></div><div><i><font size="1"><br>In realtà un chiaro punto di riferimento per il palazzo sembra essere L’Escorial, simbolo ancora in pieno Settecento del potere dinastico spagnolo, mentre sono i giardini della Granja di San Ildefonso (Segovia), sito reale molto amato dai sovrani spagnoli, Filippo V e Elisabetta Farnese, e dallo stesso Carlo che vi aveva trascorso gli anni della sua giovinezza, ad ispirare il progetto vanvitelliano del parco.</font></i></div><div><span style="font-size: x-small;"><br></span></div><font size="1">The Realm</font></div><div><font size="1"><br><br><br>It was Charles of Bourbon, King of the Two Sicilies, Infante of Spain, Duke of Parma and Piacenza, Grand Crown Prince of Tuscany, who commissioned to the architect Luigi Vanvitelli, engaged at that time in the “Fabbrica di San Pietro” Rome, the construction of the Caserta Realm which was supposed to be the biggest and the most extraordinary of the European palaces. </font><font size="1" face="times new roman, serif"><br>The works, designed by Vanvitelli in every detail, began with the laying of the first stone on January 20th, 1752 and proceeded busily until 1759, year in which Charles of Bourbon abdicated in favor of his son Ferdinand to assume the throne of Spain theretofore occupied by his stepbrother Ferdinand VI, who died in 1759, indeed.<br><br><br>After Charles’s departure the construction works of the Palace suffered a significant slowdown, so that at Luigi Vanvitelli’s death in 1773, they were still far from being completed. Carlo Vanvitelli, son of Luigi, and subsequently other architects trained in Vanvitelli’s school, brought to completion the works in the following century: a complex consisting of the Grand Palace and the Extraordinary Park characterized by a long, straight waterway, studded with monumental fountains, that originates from the large waterfall of Diana and Actaeon and ends not far from the facade of the Palace gardens side. <br><br><br>Improperly the Realm of Caserta was stylistically resembled to Versailles one. <br><br><br>In fact, a clear point of reference for the building seems to be the Escorial, still in the height of the eighteenth century symbol of the Spanish dynastic power, while the gardens of La Granja San Ildefonso (Segovia), royal site much loved by the Spanish monarchs Philip V and Elisabeth Farnese, and also by the same Charles of Bourbon who spent there his youth years, are those that inspired Vanvitelli’s park project.</font></div>

"CANNOCCHIALE OTTICO"

<i><font size="1">La pianta del Real Palazzo ricorda molto da vicino quella dell’Escorial, e l’avrebbe ricordata ancora di più se fossero state realizzate la grande cupola centrale e le 4 torri angolari, elementi previsti in progetto dal Vanvitelli evidentemente su precisa richiesta di Carlo di Borbone</font></i><div><i><font size="1"><br>L’edificio presenta una pianta rettangolare articolata su corpi di fabbrica affacciati su 4 grandi cortili interni e si estende su una superficie di circa 47.000 metri quadrati per un’altezza di 5 piani pari a 36 metri lineari.&nbsp;</font></i></div><div><i><font size="1"><br>Un imponente portico (“cannocchiale ottico”), che passa al centro del Palazzo dividendolo in due ali, costituisce l'ideale collegamento con il Parco e la cascata, posta scenograficamente al culmine della fuga prospettica così creata.&nbsp;</font></i></div><div><i><font size="1"><br>Fulcro del Palazzo, all’incrocio dei 4 cortili,è il vestibolo inferiore da cui parte lo scalone d’onore, invenzione dell’arte scenografica settecentesca, collegandolo al vestibolo superiore, dal quale si accede agli Appartamenti Reali e alla Cappella Palatina, unico elemento collegabile alla Reggia di Versailles</font></i><i><font size="1">.</font></i></div><div><i><font size="1"><br></font></i></div><div><i><font size="1"><br></font></i></div><font size="1"><br><br> <br><br>The Royal Palace plan closely reminds Escorial ones, and would remember it even more if the large central dome and four corner towers would had been realized, elements obviously specified in the project by Vanvitelli upon specific Charles of Bourbon’s request. <br><br> <br><br>The building has a rectangular plan articulated on buildings overlooking 4 large inner courtyards and it develops through an area of ​​about 47,000 square meters and a height of 5 floors for a total of 36 meters. <br><br> <br><br>An imposing porch ("optical telescope"), passing through the center of the Palace splitting it into two wings, constitutes the ideal connection with the Park and the waterfall, situated scenically towards the vanishing point. <br><br> <br><br>The Palace fulcrum , at the intersection of the 4 courtyards, is the lower vestibule from which the grand staircase, spectacular eighteenth-century art’s invention, linking it to the upper vestibule, which leads to the Royal Apartments and to the Palatine Chapel, the only element bridgeable to Versailles Palace. </font><div></div>

SCALONE D'ONORE

<i><font size="1">Fulcro della struttura architettonica vanvitelliana, lo scenografico scalone collega il vestibolo inferiore, punto di incontro dei 4 cortili, e il vestibolo superiore su cui prospetta la Cappella Palatina e l’ingresso agli appartamenti reali.</font></i><div><i><font size="1"><br>Una larghissima rampa centrale consente una comoda ascesa al primo pianerottolo, vigilato da due maestosi leoni, da cui si dipartono due successive e parallele rampe laterali.&nbsp;</font></i></div><div><i><font size="1"><br>La volta è decorata da un affresco raffigurante la Reggia di Apollo,&nbsp;</font></i></div><div><i><font size="1"><br>Nella parete di fondo in alto, in trasparente, la statua della Maestà Regia e quelle della Verità e del Merito, elementi di un discorso iconografico complesso di cui è parte anche la grande statua dell’Ercole Latino posta nel nicchione del vestibolo inferiore di fronte alla rampa centrale dello scalone. Questa proviene dal cortile del Palazzo Farnese a Roma dove faceva pendant con il più famoso Ercole Farnese, oggi presso il Museo Archeologico di Napoli.&nbsp;</font></i></div><div><i><font size="1"><br>Le due monumentali sculture furono trasferite da Roma per volere di Ferdinando IV di Borbone, ma l’idea di porre una figura di Ercole ai piedi dello scalone di Caserta era stata concepita da Luigi Vanvitelli già in fase progettuale.</font></i></div><div><i><font size="1"><br>Ostentando la pelle di leone da lui ucciso, l’Ercole dialoga evidentemente con le sculture che decorano lo scalone: la Maestà Regia (Carlo di Borbone che cavalca un leone, simbolo di forza), il Merito, la Verità e i due leoni monumentali.&nbsp;</font></i></div><div><i><font size="1"><br>Il messaggio è quanto mai evidente: la forza della monarchia poggia sulle virtù e sui meriti del sovrano.</font></i></div><div><i><font size="1"><br></font></i></div><font size="1"><br><br>The fulcrum of Vanvitelli’s architectural structure, the scenographic staircase connects the lower vestibule, a meeting point of the 4 courtyards, and the upper vestibule, where the Palatine Chapel and the royal apartments entrance appear. <br><br>A very large central ramp allows a comfortable climb to the first landing, watched by two majestic lions, from which depart two successive and parallel lateral ramps. The vault is decorated with a fresco depicting Apollo’s Palace. In the back wall at the top, transparent, the Royal Majesty’s statue and those of the Truth and of the Merit, elements of a complex iconographic discourse which is also part the Ercole Latin great statue, placed in the niche of the lower vestibule in front of the central flight of stairs. This comes from the Palazzo Farnese’s courtyard in Rome, where it was partnered with the most famous Farnese Hercules, now at Naples Archaeological Museum. The two monumental sculptures were moved from Rome thanks to the will of Ferdinand IV of Bourbon, but the idea of putting an Hercules figure at the foot of the grand Caserta’s staircase was conceived by Luigi Vanvitelli formerly in the design phase. <br><br>Flaunting the skin of a lion he killed, the Hercules communicates evidently with the sculptures that decorate the staircase: the Royal Majesty (Charles of Bourbon, who rides a lion, a symbol of strength), the Merit, the Truth, and the two lions monumental. The message is quite evident: the power of the monarchy rests on the virtues and merits of the sovereign. <br></font><br>

VESTIBOLO SUPERIORE

<i><font size="1">La doppia rampa dello Scalone d’Onore si conclude in un vestibolo posto al centro dell'intera costruzione.&nbsp;</font></i><div><i><font size="1"><br>Questo spazio è definito da un'elegante serie di colonne binate che sostengono la volta.&nbsp;</font></i></div><div><i><font size="1"><br>Qui si trova l'accesso alla Cappella Palatina, mentre sulla sinistra , attraverso la Sala degli Alabardieri e quella delle Guardie del Corpo, si accede alla Sala di Alessandro che funge da disimpegno tra gli appartamenti reali “Vecchio” e “Nuovo”.</font></i></div><font size="1"><br><br><br><br></font><div><font size="1">The double flight of the Grand Staircase ends in a vestibule located in the center of the whole building.</font><div><font size="1"><br>This area is defined by an elegant series of twin columns supporting the vault.<br><br><br>&nbsp; Here there is the access to the Palatine Chapel, while on the left, through the hall of the Halberdiers and that of the Bodyguards, it possible to enter to the Alexander Hall that serves as a corridor between the "Old" royal apartment and the "New" one.</font></div></div>

CAPPELLA PALATINA

<i><font size="1">La cappella, che si apre frontalmente allo scalone sul vestibolo superiore, fu inaugurata la notte di Natale del 1784.&nbsp;</font></i><div><i><font size="1"><br>La costruzione della cappella, unico elemento della Reggia che si rapporta stilisticamente alla residenza reale di Versailles, iniziò già nel 1752 in coincidenza con la posa in opera della prima pietra del Real Palazzo.&nbsp;</font></i></div><div><i><font size="1"><br>I lavori furono seguiti con grande attenzione, già dalla prima fase, dai sovrani Carlo di Borbone e Maria Amalia di Sassonia con cui Vanvitelli concordò ogni dettaglio costruttivo e decorativo, come ad esempio la qualità dei marmi da impiegare.&nbsp;</font></i></div><div><i><font size="1"><br>La cappella è costituita da un’unica aula al cui perimetro si impostano su una serie di colonne binate le tribune per le dame, per i cavalieri e per i reali stessi.</font></i></div><div><i><font size="1"><br>L’intervento di restauro messo in campo per sanare i danni dei bombardamenti subiti nel 1943 (distruzione diparte della volta a lacunari bianchi e oro e perdita di 7 degli 8 dipinti chela decoravano) ha avuto cura di lasciare in vista, a futura memoria, le sbrecciature alle colonne e ai paramenti murari.</font></i></div><div><i><font size="1"><br></font></i></div><font size="1"><br><br>The chapel, which opens from the front of the staircase on the upper vestibule, was inaugurated on 1784’s Christmas Eve. <br><br>The chapel’s construction, the only element of the palace that is related stylistically to Versailles’s royal residence, began already in 1752 to coincide with the laying of the first Royal Palace’s stone. The works were followed with great attention, since the first phase, from the sovereign Charles of Bourbon and Maria Amalia of Sassonia with which Vanvitelli agreed upon each construction and decoration’s detail, such as the marble’s quality to be used. The chapel consists of a single room, along the perimeter of which are positioned the tribunes, on a series of coupled columns, for the ladies, the knights and the Royal themselves. <br><br>The restoration left visible , for future memory of the second World War damages, the chipperings in the columns and in the walls.</font>

SALA DI ALESSANDRO

<i><font size="1">Sono tre grandi saloni che precedono i reali appartamenti afferenti a quello che sarebbe dovuto diventare il “quarto” del re, oggi conosciuto come Appartamento dell’800, e sono la Sala degli Alabardieri,quella delle Guardie del Corpo e quella detta di Alessandro.<br><br></font></i><div><i><font size="1">La prima è decorata al soffitto da Domenico Mondo con le Armi di Casa Borbone-Farnese sostenute dalle Virtù (1789)e alle pareti da trofei, armi e busti femminili in stucco realizzati (1786-89)di Tommaso Bucciano, Angelo Brunelli e Andrea Calì.&nbsp;</font></i></div><div><i><font size="1"><br>La sala delle Guardie del Corpo, che contiene la monumentale statua di Alessandro Farnese del Moschino, presenta al soffitto La Gloria del Principe(1785-87) di Gerolamo Starace Franchis e alle pareti 12 pannelli in stucco a rilievo con episodi di guerra avvenuti nell’antichità nel Regno delle Due Sicilie eseguiti (1786-89) da Tommaso Bucciano, Paolo Persico e Gaetano Salomone.&nbsp;</font></i></div><div><i><font size="1"><br>Dedicato ad Alessandro Magno, il Macedone, il salone successivo decorato alla volta da Mariano Rossi con il Matrimonio di Alessandro e Roxane (1787).&nbsp;</font></i></div><div><i><font size="1">Alle pareti pannelli in stucco a rilievo raffiguranti episodi relativi alle imprese del Macedone, eseguite però solo nel 1845, e due grossi dipinti raffiguranti imprese di guerra commissionati da Gioacchino Murat.</font></i></div><div><i><font size="1"><br>Appare chiaro che le prime due sale, quella degli Alabardieri e quella delle Guardie del corpo, furono decorate unitariamente e nella stessa epoca e così rimasero nel tempo.&nbsp;</font></i></div><div><i><font size="1"><br>L’assetto decorativo del salone di Alessandro, in realtà prima anticamera per trattenimento dei non titolati, utilizzata all’epoca di Murat come sala del trono, è più confuso: subì nel corso degli anni vari rimaneggiamenti che tuttavia non ne inficiano la magnificenza.</font></i></div><div><i><font size="1"><br></font></i></div><div><font size="1"><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div>Three are the great halls that precede the royal apartments, part of what should have been the apartement of the king, nowadays known as the XIX century Apartment: they are the Halberdier Hall, the Bodyguard Hall and the Alexander Hall.</div><div><br></div><div>The first one has the ceiling decorated by Domenico Mondo with the Arms of House Borbone-Farnese uplifted by Virtues (1789) and the walls adorned by trophies, arms and female busts in wrought stucco (1786-89) by Tommaso Bucciano, Angelo Brunelli and Andrea Calì.&nbsp;</div><div><br></div><div>The Bodyguards room, which contains the monumental statue of Alexander Farnese sculpted by Moschino, has the ceiling decorated with the Prince's Glory (1785-87) by Gerolamo Starace Franchis, while its walls carry 12 stucco panels describing war episodes occurred in the past of the Realm of the Two Sicilies and executed (1786-89) by &nbsp;Tommaso Bucciano, Paolo Persico and Gaetano Salomone.&nbsp;</div><div><br></div><div>The last hall, dedicated to Alexander the Great, has the ceiling decorated by Mariano Rossi with the Wedding of Alexander and Roxane (1787). On the walls there are stucco panels describing the deeds of the Macedonian, realized only in 1845, and two great paintings with war scenes commissioned by Joachim Murat.</div><div><br></div><div>It is evident that the first two halls, the Halberdier and the Bodyguard ones, were decorated together at the same time and remained thus.&nbsp;</div><div><br></div><div>The decorative layout of the Alexander Hall, that was previously an antichamber for non blazoned guests and then became the throne room in Murat's time is more confused: in the course of time it has been frequently reworked, but the interventions have not marred its magnificence.</div></font></div>

SALA DI ASTREA

<i><font size="1">Le due sale, progettate da Vanvitelli con la funzione di anticamere all’appartamento del re in aggiunta alla sala degli alabardieri, delle guardie del corpo e al salone di Alessandro,furono decorate all’epoca del breve regno napoletano (1808-1815) di Gioacchino Murat e di Maria Carolina Bonaparte.</font></i><div><i><font size="1"><br>Le due sale, caratterizzate da una veste decorativa di purostile neoclassico, rappresentano un’importante testimonianza della cultura artistica in Italia negli anni dell’impero napoleonico.&nbsp;</font></i></div><div><i><font size="1"><br>I lavori furono commissionati nel 1809 all’architetto Antonio De Simone, cui nel 1812 vennero affiancati altri 4 architetti tra i quali il francese Etienne Cherubin Leconte, arrivato a Napoli al seguito dei Murat, ed Antonio Niccolini, e due scultori Enrico Schweickle e Filippo Rega, tutti di stretta cultura neoclassica come anche l’autore dei rilievi in stucco in bianco e oro alle pareti, lo scultore palermitano Valerio Villareale, stretto seguace di Antonio Canova.</font></i></div><div><i><font size="1"><br>Il programma decorativo scelto per la sala di Marte riguardava il dio della guerra e alludeva alla figura di Gioacchino Murat: alla volta Antonio Calliano dipinge Il trionfo di Marte,&nbsp;</font></i></div><div><i><font size="1"><br>Nella volta della Sala di Astrea Giacomo Berger dipinge un Trionfo della Giustizia (o Astrea) dove i tratti fisionomici della dea la riconnettono alla figura di Carolina Murat.</font></i></div><div><i><font size="1"><br></font></i></div><div><i><font size="1"><br></font></i></div><font size="1"><br><br><br><br>The two rooms designed by Vanvitelli with the function of King’s apartment anterooms in addition to the halberdiers, bodyguards hall and Alexander great hall, were decorated at the time of the short Naples’ reign (1808-1815) of Gioacchino Murat and Caroline Bonaparte Maria. <br><br><br>The two rooms are characterized by a pure decorative neoclassical style and are an important witness to the artistic culture in Italy in the Napoleonic empire’s years. <br><br><br> The works were commissioned to the architect Antonio De Simone in 1809, who in 1812 was joined by four other architects such as the French Etienne Cherubin Leconte, arrived in Naples in the wake of Murat, Antonio Niccolini and two sculptors, Henry Schweickle and Filippo Rega , all strictly of neoclassical culture as well as the Palermo’s sculptor Valerio Villareale, Antonio Canova’s close follower, the author of the white and gold stucco reliefs’ on the walls. <br><br><br>The decorative scheme chosen for the hall of Mars is obviously referred to the god of war and alluded to the figure of Gioacchino Murat: Antonio Calliano paints The Triumph of Mars on the vault. <br><br><br>In the vault of the Hall of Astrea, James Berger, paints the Triumph of Justice (or Astraea) where the goddess’ facial physiognomy reconnect her to the figure of Caroline Murat.</font>

SALA DEL TRONO

<i><font size="1">I lavori di sistemazione della sala iniziarono nel 1811 con la direzione dell’architetto Antonio De Simone il cui operato fu assai criticato dai consulenti chiamati da Gioacchino e Maria Carolina nel 1812 tra cui il francese Leconte e il tedesco Schweickle, quindi interrotti e ripresi solo dopo la restaurazione borbonica (1815).</font></i><div><i><font size="1"><br>I lavori vennero affidati così prima all’architetto luganese Pietro Bianchi nel 1823, poi al napoletano Gaetano Genovese che portò a compimento l’opera solo nel 1845.&nbsp;</font></i></div><div><i><font size="1"><br>Lungo più di 40 metri, illuminato da ben sei finestroni, presenta nella volta un affresco di Gennaro Maldarelli raffigurante la posa della prima pietra del Palazzo Reale di Caserta.</font></i></div><div><i><font size="1"><br>L’aspetto della sala denuncia chiaramente l’iniziale progetto del Antonio De Simone che non si discostava molto da quello realizzato per le sale di Marte e di Astrea, con le lesene binate alle pareti ed una sovrastante pronunciata trabeazione.&nbsp;</font></i></div><div><i><font size="1"><br>Viene appesantito però da sovrabbondanti motivi decorativi in oro che denunciano in pieno il gusto ecclettico di metà Ottocento.</font></i></div><div><i><font size="1"><br></font></i></div><div><font size="1"><br></font></div><div><font size="1"><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div>The refurbishment of the hall began in 1811 under architect Antonio De Simone direction, whose work was highly criticized by the advisers called by Gioacchino and Maria Carolina in 1812, among which the French Leconte and the German Schweickle. The works were then interrupted and restarted only after the Bourbon Restoration (1815).&nbsp;</div><div><br></div><div>The works were committed to the Lugano’s architect Pietro Bianchi in 1823, then to the Neapolitan Gaetano Genovese who completed them only in 1845. The Throne room length is more than 40 meters,it is illuminated by six huge windows and it has a Gennaro Maldarelli’s fresco on the ceiling depicting the laying of the first stone of Caserta’s Royal Palace.&nbsp;</div><div><br></div><div>The appearance of the room clearly denounces the initial Antonio De Simone’s project, that did not differ much from the one developed in Mars and Astrea’s rooms, with paired pilasters on the walls and a pronounced overhanging entablature. It is, however, burdened by redundant motifs in gold denouncing the full eclectic taste of mid-nineteenth century.</div></font></div>

SALA DEL CONSIGLIO

<i><font size="1">La sala del Consiglio o Gran Gabinetto è caratterizzata da un arredo in stile neo-classico; le decorazioni pittoriche del soffitto, ispirate a temi della mitologia e della letteratura greca, furono realizzate dal napoletano Giuseppe Cammarano (Minerva nell’atto di premiare le scienze e le arti).&nbsp;</font></i><div><i><font size="1"><br></font></i></div><div><i><font size="1">Questo ambiente, successivamente, divenne parte della residenza di Gioacchino Murat.</font></i></div><div><i><font size="1"><br></font></i></div><div><font size="1"><div><br></div><div><br></div><div>The Council Chamber or Grand Cabinet is characterized by furniture in neo-classical style; the painted decorations of the ceiling, inspired by themes of mythology and Greek literature, were made by the Neapolitan painter Giuseppe Cammarano (Minerva in the act of awarding the sciences and the arts).</div><div>This place, then became part of the residence of Gioacchino Murat.</div></font></div>

SALA DELLA PRIMAVERA

<i><font size="1">Le anticamere o sale delle stagioni</font></i><div><i><font size="1"><br>Nel progetto di Luigi Vanvitelli quelli oggi connotati come "appartamenti del Settecento" erano destinati al principe e alla principessa ereditaria.&nbsp;</font></i></div><div><i><font size="1"><br>Furono Ferdinando IV e Maria Carolina che a partire dagli anni Ottanta, non essendo terminati gli appartamenti loro riservati, dettero ordine a Carlo Vanvitelli di riadattarli per loro abitazione.&nbsp;</font></i></div><div><i><font size="1"><br>Costano di 4 anticamere, convenzionalmente indicate come sale delle stagioni per le iconografie degli affreschi che decorano le volte, che precedono lo studiolo del re.</font></i></div><div><i><font size="1"><br></font></i></div><div><i><font size="1"><br></font></i></div><div><i><font size="1"><br></font></i></div><div><i><font size="1"><br></font></i></div><div><i><font size="1"><br></font></i></div><div><font size="1"><div>Spring hall</div><div><br></div><div>In the original project by Luigi Vanvitelli the apartments defined today as "apartments of the eighteenth century" were reserved for the prince and the crown princess.</div><div>&nbsp;</div><div>It was Ferdinand IV and Maria Carolina that since the eighties, not being completed apartments reserved for them, gave orders to Carlo Vanvitelli of readapting to their home.&nbsp;</div><div><br></div><div>They consist in 4 antechambers, conventionally referred to as the seasons halls, for the iconography of the frescoes that decorate the vaults, preceding the king's closet&nbsp;</div><div><br></div><div><br></div></font></div>

GABINETTO DEGLI STUCCHI

<i><font size="1">I due salottini, quello detto degli specchi e quello degli stucchi, insieme agli straordinari ambienti del bagno della Regina, costituiscono uno ricchissimo complesso di gusto rococò, sia per le decorazioni che per il mobilio perfettamente conservato .</font></i><div><i><font size="1"><br>Numerosi artisti contribuirono adecorare gli ambienti, in primis Fedele Fischetti per gli affreschi e poi i pittori Antonio Dominici e Filippo Pascale, lo scultore Gaetano Salomone egli artigiani Francesco Antonio Serio, Francesco Girardi, Gennaro Fiore, Carlo Pittarelli e Bartolomeo Di Natale.</font></i></div><div><i><font size="1"><br>Nelle carte settecentesche è ben documentata la funzione specifica degli ambienti: il salottino degli specchi è indicato come “Gabinetto appresso alla camera da letto della Regina”, quello degli stucchi come“Gabinetto di toilette di S. M. la Regina Nostra Signora”, seguono il ”Gabinetto ad uso del Bagno” e il “Gabinetto ad uso del Ristretto” </font></i><br> </div><div><i><font size="1"><br></font></i></div><div><font size="1"><div><br></div><div>Bathroom and Boudoir of Queen</div><div><br></div><div>The two small parlors, said of the mirrors and of the stuccos ones, together with the extraordinary ambiances of the Queen’s bath, constitute a rich complex of Rococò style, both for decoration and for furniture perfectly preserved.&nbsp;</div><div><br></div><div>Many artists contributed to decorate the ambiances, for the frescoes primarily Fedele Fischetti and then for the paintings Filippo Pascale and Antonio Dominici, the sculptor Gaetano Solomon and artisans Francesco Antonio Serio, Francesco Girardi, Gennaro Fiore, Carlo Pittarelli and Bartolomeo Di Natale.&nbsp;</div><div><br></div><div>Inside the Eighteenth century’s papers is well documented the specific function of the ambiances: the small parlors of mirrors referred to as "Cabinet near the Queen’s bedroom", the stuccos’ ones as a " Toilet Cabinet of HM the Queen Our Lady", followed by the "Cabinet to use as bathroom " and the "Private cabinet".</div><div><br></div></font></div>

BIBLIOTECA

<i><font size="1"><br>E’ costituita da tre sale in sequenza e documenta l’alto profilo intellettuale della Regina Maria Carolina, che ne fu la promotrice. <br><br><br>Adusa alla lettura, nell’ambito delle tre sale se ne riservò una (la seconda) per contenere i suoi libri personali, in tedesco, che si faceva mandare da Vienna.<br><br> Riservate alla Biblioteca ufficiale, la prima e la terza sala sono affrescate alle volte da Filippo Pascale su disegni dello stesso Carlo Vanvitelli e conservano le scaffalature originali sormontate da vasi ceramici all’etrusca, diversi l’uno dall’altro per forma e decorazione. <br><br>Nella terza sala alle pareti gli affreschi, eseguiti già nel 1782, da Heinrich Fiedrich Fugger, campione della pittura europea animata dalle nuove istanze classiciste, in aperta contraddizione con la cultura partenopea attardata su forme ancora barocche. Raffigurano: Il Parnaso con Apollo e le tre Grazie, La scuola di Atene, La protezione delle arti e il discacciamento dell’Ignoranza, L’invidia e La Ricchezza.<br><br><br><br>Sono queste tematiche che si riconnettono all’idea di una nuova età dell’oro promossa nel Regno di Napoli dalla nuova dinastia borbonica e denunciano anche chiari agganci alle teorie massoniche di cui Maria Carolina d’Austria era convinta assertrice.</font></i><div><i><font size="1"><br></font></i></div><div><font size="1"><div><br></div><div>Library&nbsp;</div><div><br></div><div>Consists of three rooms in sequence and documents the high intellectual profile of the Queen Maria Carolina, who was the promoter.&nbsp;</div><div>Accustomed to reading, as part of the three rooms she reserved one (the second) to contain her personal books, in German language, which she had sent to herself from Vienna.&nbsp;</div><div>Reserved to the Official Library, the first and the third room have frescoes on the voults made by Philip Pascale upon Carlo Vanvitelli’s drawings and retain the original shelving topped with Etruscan style ceramic vases, different from each other in shape and decoration.&nbsp;</div><div><br></div><div>In the third room the frescoes on the walls, made on 1782 by Heinrich Fugger Fiedrich, exponent of the European painting animated by new classicist instances, in open contradiction with the Neapolitan culture still lingering on baroque forms.&nbsp;</div><div><br></div><div>The frescoes depict: The Parnassus with Apollo and the Three Graces, The School of Athens, The protection of the arts and the banishment of Ignorance, Envy and Wealth.&nbsp;</div><div><br></div><div>These are themes which reconnect to the idea of a new golden age promoted in the Naples Kingdom by the new Bourbon dynasty also denouncing clear connections to Masonry, theories of which Maria Carolina of Austria was a convinced believer.</div></font></div>

PINACOTECA

<i><font size="1">Le opere pittoriche esposte documentano gli indirizzi culturali e le scelte artistiche della Committenza Borbonica. <br><br><br>Importante risulta la ritrattistica reale della Casa Reale di Napoli e quelle di Spagna e di Francia.&nbsp;</font></i><div><i><font size="1"><br><br><br>Le pitture di paesaggio con le vedute dei “porti del Regno” e i cosiddetti “Fasti Farnesiani” completano il percorso artistico</font></i><i><font size="1">.</font></i></div><div><i><font size="1"><br></font></i></div><div><font size="1"><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div>The paintings on display in the art gallery documenting the cultural trends and artistic choices of the Bourbons.&nbsp;</div><div><br></div><div>Very important are the portraits of the Bourbon Royal House of Naples and those of Spain and France.</div><div><br></div><div>The landscape paintings with the views of the "ports of the the Kingdom" and the so-called "Fasti Farnesiani" complement the artistic path.</div></font></div>

TEATRO REALE

<i><font size="1">Iniziati nel 1757, i lavori per la costruzione del teatro di corte, dopo una battuta d’arresto durata 8 anni, dal 1760, furono ripresi nel 1768 in occasione dei festeggiamenti per il matrimonio del giovane Ferdinando IV con Maria Carolina d’Austria, e terminati prima della morte di Luigi Vanvitelli (1773), progettista dell’intero complesso monumentale.</font></i><div><i><font size="1"><br>Fu il quadraturista Gaetano Magri ad occuparsi, sotto la direzione del Vanvitelli, della decorazione degli interni coadiuvato da Crescenzo La Gamba.&nbsp;</font></i></div><div><i><font size="1"><br>A quest’ultimo vanno attribuite le parti figurate del dipinto della volta centrale: al centro l’immagine di Apollo (personificazione del re) che calpesta il Drago-Pitone (simbolo del vizio), nelle vele le Muse e la personificazione dei Quattro Elementi, Acqua, Aria, Terra e Fuoco.&nbsp;</font></i></div><div><i><font size="1"><br>La collaborazione tra i due artisti si estese anche alla volta del Palco Reale: la figura centrale è attribuita al La Gamba, mentre le decorazioni sono ascritte al Magri.&nbsp;</font></i></div><div><i><font size="1"><br>Ai lati del proscenio i “cartapestari” Gaetano Navarro, Nicola Celiento e Francesco Bonfantini realizzarono le statue di Orfeo, personificazione del canto, ed Anfione, che secondo la leggenda con la sua musica costruì le mura di Tebe.&nbsp;</font></i></div><div><i><font size="1"><br>Le opere di doratura furono eseguite da Pietro Federchini, Giovanni Amodio ed Antonio Pittarelli.</font></i></div><div><i><font size="1"><br>Di grande impatto scenografico, il teatro di corte rappresenta l’unico elemento nell’ambito della Reggia casertana iniziato e concluso dallo stesso Luigi Vanvitelli.</font></i></div><font size="1"><br><br> <br><br>Launched in 1757, the construction works for the court theater, after a setback period eight years, from 1760, were resumed in 1768 on the occasion of the celebrations for the marriage of the young Ferdinand IV and Maria Carolina of Austria, and finished before Luigi Vanvitelli’s death (1773), designer of the entire monumental complex. <br><br> <br><br>It was the quadraturist (painting technic) Gaetano Magri, under Vanvitelli’s direction, the one who dealt with the interior decoration, supported by Crescenzo La Gamba. To the latter can be attributed the figurative parts of the central vault painting: at the center the image of Apollo (personification of the king) that tramples the Dragon-Python (symbol of the vice), the Muses in the sails and the personification of the Four Elements, Water, Air, Earth and Fire. Collaboration between the two artists is extended also to the Royal Dais vault: the central figure is attributed to La Gamba, while the decorations are ascribed to Magri. On either side of the proscenium Gaetano Navarro, Nicola Celiento and Francesco Bonfantini, the "cartapestari", created the statues of Orpheus, the singing personification, and Amphion who, according to the legend, with his music built the walls of Thebes. The gold-plating works were carried out by Pietro Federchini, Giovanni Amodio and Antonio Pittarelli. <br><br> <br><br>Of impressive scenography effect, the court theater represent the only Caserta’s Royal Palace element started and finished by Luigi Vanvitelli himself, designer of the entire monumental complex.</font><div></div>

LA FONTANA DI EOLO

<i><font size="1">Concepita scenograficamente ad emiciclo, la grandiosa fontana di Eolo, in marmo bianco di Carrara e pietra di travertino, rimasta non finita, è la quarta fontana monumentale che si incontra scendendo verso il Real Palazzo.&nbsp;</font></i><div><i><font size="1"><br>Lavoro di equipe eseguito sotto lo stretto controllo di Carlo Vanvitelli, avrebbe dovuto essere, con le sue 54 statue, la fontana più grande d’Europa.</font></i></div><div><i><font size="1"><br>Di nuovo in Sicilia è ambientata la favola di pietra che la fontana racconta,o avrebbe dovuto raccontare dal momento che non fu mai completata in tutte le sue parti. Antistante all’antro di Eolo, dio dei venti, che si articola per tutto l’emiciclo, nel vasto specchio d’acqua avrebbero dovuto essere collocati due gruppi di statue: il primo dominato dalla figura dello stesso Eolo, il secondo con Giunone sul suo carro trainato dai pavoni,sacri alla Dea.</font></i></div><div><i><font size="1"><br>Il riferimento iconografico è al primo canto dell’Eneide dove la dea, giunta nelle Eolie, dimora del il dio dei venti, gli offre di poter giacere con Deianira, la più bella delle sue ninfe, se scatenerà una tempesta che impedisca ad Enea, profugo dopo la distruzione di Troia, di approdare sulle coste italiche. Solo l’intervento di Nettuno salva da morte sicura Enea che troverà temporaneo rifugio a Cartagine, presso Didone.</font></i></div><div><i><font size="1"><br>L’incarico per la realizzazione delle sculture della fontana, durata dal 1779 al 1785, fu affidato da Carlo Vanvitelli a Gaetano Salomone, a Paolo Persico, ad Andrea Violani e ad Angelo Brunelli ai quali quindi vanno ascritte le 29 figure dei venti e i 4 rilievi alla sommità dell’antro ad emiciclo.</font></i></div><div><i><font size="1"><br></font></i></div><div><i><font size="1"><br></font></i></div><font size="1" face="arial, sans-serif"><div><font size="1" face="arial, sans-serif"><br></font></div>EOLO’S FOUNTAIN&nbsp;</font><div><font size="1" face="arial, sans-serif"><br><br><br>Designed spectacularly at hemicycle, the great Aeolus’ fountain, in white Carrara’s marble and travertine stone, which remained uncompleted, is the fourth monumental fountain towards the Royal Palace. The team work carried out under Carlo Vanvitelli’s close supervision; the fountain, should have been, with its 54 statues, Europe's largest fountain. <br>The stone fable that the fountain tells is set again in Sicily, or at least the one that the fable was supposed tell since it is not completed in all its parts. In front of Aeolus’ cavern, god of the winds, which develops through all the hemicycle, in the huge water mirror, would have to be placed statues of two groups: the first dominated by the figure of the same Aeolus, the second with Juno on its chariot drawn by peacocks, sacred to the Goddess. The iconographic reference is in the first Eneide’s canto where the goddess, now in the Aeolian islands, abode of the winds god, offers him to rest with Deianira, the most beautiful of her nymphs, if he will unleash a storm which prevents Aeneas, refugee after Troy’s destruction, to land on the Italian coasts. Only Neptune’s intervention saves Aeneas from a certain death, letting him find temporary refuge in Carthage, at Dido. <br>The assignment for the construction of the fountain sculptures, lasting from 1779 to 1785, was entrusted from Carlo Vanvitelli to Gaetano Salomone, Paolo Persico, Andrea Violani, Angelo Brunelli thus to which therefore must be ascribed the 29 winds figures and the 4 reliefs at the top of the hemicycle cave.</font></div>

LA FONTANA DI DIANA E ATTEONE

<i><font size="1">La più lontana dal Palazzo è la fontana di Diana e Atteone, decorata da due gruppi di sculture in marmo di Carrara che sorgono nello specchio d’acqua in cui precipita, con un effetto scenografico studiato attentamente da Carlo Vanvitelli, la grande cascata da cui origina la via d’acqua che percorre longitudinalmente il Parco.</font></i><div><i><font size="1"><br>Il mito, tratto dalle Metamorfosi di Ovidio, cui la fontana si ispira, racconta di Diana che irata trasforma in cervo il cacciatore; questi impegnato in una battuta di caccia nei boschi con i suoi cani, casualmente ha vista nuda la Dea mentre, insieme alle sue ninfe, si immergeva nelle fresche acque di una fonte, ed ora il cacciatore, metà uomo e metà cervo, viene sbranato dai suoi stessi cani.</font></i></div><div><i><font size="1"><br>Le sculture che animano la fontana furono realizzate da Paolo Persico, Angelo Brunelli e Pietro Solari con la diretta e attenta regia di Carlo Vanvitelli.&nbsp;</font></i></div><div><i><font size="1"><br>Si tratta di due gruppi: uno con Diana al bagno circondata dalle sue ninfe, l’altro con Atteone, già parzialmente tramutato in cervo, circondato dai suoi cani in atto di sbranarlo.</font></i></div><div><i><font size="1"><br></font></i></div><font size="1"><font face="times new roman, serif"><br>The fountain of Diana and Actaeon is the farthest from the Palace; it is decorated with two groups of sculptures in marble from Carrara that arise in the body of water where the largest waterfall falls in it with a scenographic effect, carefully studied by Carlo Vanvitelli, and originates the waterway that runs through the park longitudinally.</font></font><div><font size="1"><font face="times new roman, serif"><br></font></font></div><div><font size="1"><font face="times new roman, serif">The myth, taken from Ovidio's Metamorfosi, to which the fountain is inspired, describes Diana irate against the hunter turns him into a deer: Actaeon who is hunting in the woods with his dogs, accidentally sees the naked goddess immersed in the cool waters of a spring along with her nymphs.</font></font></div><div><font size="1"><font face="times new roman, serif">The hunter, half man and half deer, was torn to pieces by his own dogs.</font></font></div><div><font size="1"><br></font></div><div><font size="1"><br></font></div><div><font size="1">The sculptures that animate the fountain were made by Paolo Persico, Brunelli Angelo and Pietro Solari supervised and directed by Carlo Vanvitelli. The sculptures are composed by two groups, one with Diana at the bath surrounded by her nymphs, the other with Actaeon, partially transformed into a deer already, surrounded by his dogs which devouring him.</font></div>

LAGHETTO DI VENERE

<i><font size="1">All'interno del parco fu realizzato un giardino voluto dalla regina Maria Carolina d'Asburgo-Lorena, moglie di Ferdinando IV,&nbsp;</font></i><div><i><font size="1">secondo la moda del giardino cosiddetto ”di paesaggio” realizzato dal Vanvitelli insieme al giardiniere Graefer.</font></i></div><div><i><font size="1"><br>Il giardino è caratterizzato da un’apparente disordine "naturale" di piante, corsi d'acqua, laghetti, e rovine.</font></i></div><div><i><font size="1"><br>Il Bagno di Venere è così denominato per la presenza di una statua in marmo di Carrara, opera di Tommaso Solari, che ritrae la dea nell’atto di uscire dall’acqua di un piccolo lago.</font></i></div><div><i><font size="1"><br></font></i></div><font size="1"><b><div><font size="1"><b><br></b></font></div><font face="arial, sans-serif" style="background-color: rgb(255, 255, 255);" color="#741b47">The small Venus’ lake</font></b></font><div><font size="1" face="arial, sans-serif" style="background-color: rgb(255, 255, 255);" color="#741b47"><br>Inside the park was realized a garden wanted by Queen Maria Carolina of Habsburg-Lorraine, wife of Ferdinand IV, according to the fashion of the so-called "landscape" garden created by Vanvitelli with the Graefer gardener.</font><div><font size="1" face="arial, sans-serif" style="background-color: rgb(255, 255, 255);" color="#741b47"><br>The garden is characterized by an apparent "natural" disorder of plants, streams, ponds, and ruins.<br><br></font></div><div><font size="1" face="arial, sans-serif" style="background-color: rgb(255, 255, 255);" color="#741b47">The Bath of Venus is so named for the presence of a marble of Carrara statue, work of Tommaso Solari, depicting the goddess in the act of leaving the water of a small lake. </font><br></div></div>

SERRA GRANDE

<i><font size="1">Vicino al Casino, destinato ad abitazione del giardiniere Graefer, sono poste le quattro Serre dove venivano mantenute le piante non messe a dimora.&nbsp;</font></i><div><i><font size="1">Solo una di queste aveva il soffitto in vetro ed era riscaldata con aria caldo-umida, mentre le altre tre erano in muratura.</font></i></div><font face="arial, sans-serif" size="1"><br><br><br>The Great Greenhouse</font><div><font face="arial, sans-serif" size="1"><br>Near the Casino, intended to house of Graefer gardener, are placed four greenhouses where the plants were maintained. Only one of them had a glass roof and was heated with hot and humid air, while the other three were in masonry.</font></div>