La chiesa di Santa Sofia e la Via Langobardorum
Il 25 giugno 2011 il Comitato dell’UNESCO ha riconosciuto alla chiesa longobarda di Santa Sofia “valore universale eccezionale”, iscrivendola nella Lista del Patrimonio Mondiale. Il riconoscimento dell’UNESCO nei confronti di Santa Sofia mette fine ad un percorso cominciato nel giugno del 2007, quando il Ministero per i Beni e le Attività Culturali decise di inserire la chiesa fondata da Arechi II nel 758 d. C. nella candidatura seriale comprendente le maggiori testimonianze della cultura longobarda in Italia, denominata “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)”
Insieme a Benevento con la chiesa di Santa Sofia e il chiostro annesso sono state, infatti, inserite altre sei “città longobarde”: Cividale del Friuli con il Tempietto Longobardo e il Complesso episcopale; Brescia con il monastero di Santa Giulia; Castelseprio con l’area del castrum compendente il monastero di Torba, la chiesa di Santa Maria foris portas e i ruderi della basilica di San Giovanni Evangelista; Spoleto con la basilica di San Salvatore; Monte Sant’Angelo con il santuario di San Michele. I beni inseriti nel sito seriale, frutto di una rigorosa ed accurata selezione, rappresentano, ognuno per la propria tipologia specifica, il modello più significativo o quello meglio conservato tra le numerose testimonianze longobarde diffuse sul territorio nazionale e, nel loro insieme, rispecchiano l’universalità della cultura longobarda.
La chiesa di Santa Sofia fu fondata dal duca Gisulfo II e completata da Arechi II, che, subito dopo la sua elezione (758), per accrescere la coesione politica dei sudditi con il loro sovrano, volle un edificio che fosse al tempo stesso tempio nazionale e santuario della gens Langobardorum.
Costruita accanto ad una abbazia benedettina, fu portata a termine nell’anno 762 e rappresenta una delle più ardite e fantasiose costruzioni dell’alto Medioevo. Arechi II intitolò tutto il complesso alla Santa Sofia, cioè alla Santa Sapienza, a somiglianza del più famoso tempio giustinianeo di Costantinopoli.
La chiesa si presenta come un edificio di eccezionale interesse nell’ambito dell’architettura europea del primo medioevo. La pianta, non derivata da esempi romani o bizantini, è del tutto innovativa per l’epoca. Essa presenta un nucleo centrale costituito da un esagono ai cui vertici sono collocate sei grandi colonne, collegate tra loro con archi sui quali si sviluppa la cupola. Intorno a questo esagono centrale troviamo un secondo anello costituito da otto pilastri in blocchi di pietra calcarea bianca intercalati da strati di mattoni e da due colonne subito dopo l’ingresso. Lo splendore dell'antica chiesa è inoltre testimoniato dai resti degli affreschi delle absidi.








